Salute e Benessere

Dipendenza da gioco: i dati dell’Economist

Una caratteristica comune alle persone che vivono una dipendenza da gioco va ricercata nel sentirsi immersi in una bolla, dove al suo interno tutto è felice, gioioso e ricco di speranza, mentre fuori tutto appare inutile, piatto e privo di interesse.

Il problema risiede nella errata percezione e nel mancato riconoscimento che le sensazioni che si stanno vivendo sono tutto fuorché positive, perché diventano parte di un processo malsano e pericoloso. I giocatori non riescono infatti a leggere il gioco come un problema, almeno fino a che la situazione non risulta compromessa gravemente sotto il profilo economico, sociale e personale.

Secondo la comunità scientifica, la ludopatia è un problema decisamente sottostimato, perché le persone che decidono di iniziare un percorso di cura hanno già oltrepassato il limite da molto tempo e si propongono come dei veri e propri casi clinici ed estremi. Questa è attualmente la situazione che l’Italia sta vivendo. Il paese non è infatti in grado di affrontare i casi leggeri e nemmeno di attuare la giusta prevenzione, perché le persone che giungono in cura sono già in fase patologica e quindi difficile e complessa da curare.

La rivista The Economist ha inoltre stimato che gli italiani perdono ogni anno 24 miliardi di euro in scommesse sportive, in gratta e vinci e videopoker. Si tratta di cifre eclatanti, che non conoscono crisi di sorta e che portano alla comparsa di dipendenze difficili da curare. Per questa ragione la comunità è concorde nel sottolineare l’importanza della prevenzione del controllo del gioco in tutte le sue forme.

Ciò che differenzia una persona dipendente dal gioco rispetto da un giocatore comune è la frequenza, perché mentre una persona normale sa quando smettere e si pone dei freni, il giocatore patologico non è in grado di porsi dei limiti e soprattutto è completamente indifferente ai rischi di perdita legati al gioco d’azzardo.

La comunità scientifica sta quindi imparando a riconoscere quali sono i meccanismi certi che fanno deragliare i soggetti verso forme di gioco pericolose, che mostrano delle cadute che interessano la sfera sociale, affettiva e personale del giocatore. Le ricerche hanno infatti evidenziato una base genetica comune che si trova nella impossibilità di provare piacere. L’impossibilità di provare emozioni positive da fatti ed eventi considerati normali spinge alcuni soggetti a ricercare le cosiddette ‘emozioni forti’, che sono quindi responsabili della patologia. Il giocatore le cerca infatti continuamente e, nella bilancia dei rischi, non fa pesare situazioni e conoscenze comuni che sono invece note alle persone normale. Il risultato è che la ricerca di emozioni adrenaliniche surclassa notevolmente la coscienza legata ai rischi e il giocatore non pensa nemmeno per un istante di mettere a rischio le sue risorse economiche.

I giocatori patologici impiegano inoltre il gioco come valvola di sfogo, per alleggerirsi delle difficoltà della vita quotidiana. Durante il gioco vengono infatti sperimentate delle sensazioni di fatuo benessere che aiutano per pochi istanti a dimenticare i problemi, anche economici e questo fatto induce i giocatori a proseguire senza fermarsi, anche se hanno finito le risorse economiche e sono quindi costretti a chiedere denaro in prestito oppure a compiere azioni criminose per procurarselo.

Fonte: Centro Recupero Dipendenze San Nicola

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